lunedì 16 agosto 2010

Testimoni della conversione

(articolo pubblicato da 'Missioni OMI', luglio 2010)

Una tavola rotonda con sette giovani sul tema della conversione. Parole consuete, ma non mancano le sorprese. Con un punto fisso: l’importanza della testimonianza.

di Pasquale Castrilli

Sette giovani, sette storie di vita. Con un presente o un passato di vita e impegno cristiano.
Mariachiara da poco laureata di Campobasso, Giuseppe studente a Parma, Daniele e Marta che hanno già esperienza di lavoro, rispettivamente a Messina e Roma, Angelica e Simone, studenti calabresi trasferiti a Roma, Andrea anche lui studente di Firenze. Li abbiamo ascoltati sul tema della conversione. Una sorta di tavola rotonda con le loro opinioni su un argomento probabilmente un pò ostico e demodè.

Pensando al rapporto tra ‘giovani’ e ‘conversione’, cosa ti verrebbe da dire?
Mariachiara: Sinceramente non saprei ben inquadrare il rapporto tra i giovani e la conversione; credo sia un rapporto con molteplici sfumature. Ad esempio per molti giovani, si tratta di recuperare un insegnamento ricevuto o da principi etico-religiosi con quali si è cresciuti, quindi nel momento in cui ci si ‘riavvicina’ al Signore c'è il recupero di qualcosa che in potenza già si possedeva, e che poi si decide con maggiore consapevolezza di mettere in atto nel comportamento. Per altri, invece, si tratta di una scoperta nuova, assoluta e sconvolgente, poiché magari erano completamente all' oscuro della bellezza del messaggio cristiano. A volte la conversione sembra un momento folgorante e poi invece è solamente l'impeto del momento, magari la necessità di aggrapparsi a qualcosa di più grande e forte.
Giuseppe: Mi viene da dire che la decadenza nella quale viviamo ed il bombardamento mediatico che subiscono, soprattutto le fasce più giovani d'età, rendono difficile il compito degli operatori di Dio. Penso che gente che vive Cristo al giorno d'oggi sia una mosca bianca. Lo dico con rammarico, ma sono pessimista: non rivedo nei ragazzi d'oggi quella voglia di conoscere la religione e poi semmai decidere se accettarla, che avevano i ragazzi della mia generazione.
Daniele: E’ un argomento difficile perché per la struttura sociale che in questo momento ci troviamo dinanzi è davvero difficile pensare che qualcosa così diversa dagli stereotipi che vengono propinati dai mass media, possa essere elemento proponibile a chi è immerso in una cultura votata al consumismo e alla ricerca del futile.
Però penso anche alla mia esperienza. La parola che riesce a sintetizzare al meglio questo binomio per me è ‘testimonianza’. Sicuramente in questa scelta ha influito l’esperienza degli anni passati in terra di Calabria durante le Missioni giovanili. In quelle occasioni ho sperimentato come qualsiasi cosa, un gesto, uno sguardo, una parola, una qualsiasi attività svolta alla luce del Vangelo possa essere un modo per trasmettere una scossa, per far capire che un modo di vivere più bello, esiste.
Marta: Quando si parla di conversione e giovani, mi vengono sempre in mente le parole di Giovanni Paolo II alla veglia della GMG del 2000: «è Gesù che cercate quando sognate la felicità; è Lui che vi aspetta quando niente vi soddisfa di quello che trovate; è Lui la bellezza che tanto vi attrae». Dalle esperienze che vedo intorno a me, è proprio questo che succede: molti ragazzi che si mettono onestamente alla ricerca della Verità della Vita, arrivano a Gesù. In questo periodo così difficile per la religione cattolica, non c’è spazio per l’indecisione, per i cristiani a metà. E quando i giovani, che non vogliono compromessi, che sanno ancora guardare in alto, incontrano nella loro vita testimoni autentici del messaggio cristiano, difficilmente ne restano indifferenti. C’è bisogno di fedeltà alla Parola, esempi concreti di vita cristiana. È la Verità che i ragazzi cercano.
Angelica: Facendo numerosi incontri nelle scuole durante le Missioni giovanili mi sono accorta che i giovani hanno un estremo bisogno, anche se inconsapevole, di incontrare Gesù. I giovani sono perennemente alla ricerca di qualcosa che dia senso alla loro vita, ma non ne sono coscienti perché concentrati in un emozionalismo, sentimentalismo e vitalismo che li ‘costringe’ nella ricerca di felicità immediate e poco durature. Quando nella mia vita ho cominciato a ricercare quello che poteva darle un senso, ho scoperto che Gesù poteva essere la risposta vera a ciò che cercavo. Prima di tutto perché ho incontrato persone davvero appassionate che vivevano il Vangelo, e poi perché ho sperimentato personalmente che vivendo anche io allo stesso modo mi sentivo una persona estremamente realizzata. Direi che i giovani hanno bisogno di testimoni appassionati che gli facciano scoprire attraverso la propria vita il significato della conversione.
Simone: L'ambiente giovanile nella sua complessità mi fa distinguere sopratutto due gruppi. entrambi legati a un fattore fondamentale che è la tradizione. Il primo e quello dei giovani atei che vogliono scontrarsi con la società rifiutando le tradizioni, mentre il secondo, cattolico, che però più che essere spinto dalla fede è spinto proprio dalla tradizione. In entrambi si posso riscontrare delle conversioni, che avvengono mostrando un volto nuovo della chiesa, che passa dal vivere il Vangelo nella quotidianità, e mostrando sopratutto l'unità fra i cristiani.
Andrea: Non saprei rispondere benissimo a questa domanda. Ho vicino a me giovani che, educati da piccoli al cristianesimo, si sono poi allontanati dalla chiesa specialmente nel periodo adolescenziale ed hanno poi ritrovato la fede dopo qualche anno. Suppongo che convertirsi per un ragazzo sia difficile, soprattutto per i condizionamenti a cui è soggetto, e che sia più facile che una vera conversione (non un ritorno alla fede, ma un cambio radicale dall'ateismo o da un'altra religione al cattolicesimo) avvenga avviandosi all'età adulta. Sicuramente un grande contributo nelle conversioni e nei ritorni dei giovani è dato dai coetanei che già fanno un cammino di fede e che hanno la maggiore influenza su di loro.


In questi ultimi anni ci sono state alcune conversioni 'eccellenti'. Personaggi del mondo dello spettacolo come Claudia Koll, del mondo sportivo come Nicola Legrottaglie, del mondo dell'informazione come Paolo Brosio e Magdi Allam si sono convertiti al cattolicesimo. Cosa pensi di queste storie di vita?

Mariachiara: Spero per queste persone con tutto il cuore che abbiano veramente trovato il Signore e non si tratti di un abbaglio. La vita in Cristo (ma ciò vale per ogni fede) è molto difficile, a volte lo è ancora di più in ambienti come quelli dello spettacolo, sport ad alti livelli e cosi via. Non dico che bisogna avere una fede maggiore, ma una grande fede. Sicuramente a volte bisogna toccare il fondo per riuscire a rialzarsi, e Dio è Misericordioso.
Giuseppe: Sono storie importanti, di persone che pur avendo tutto sentivano la mancanza di qualcosa che hanno trovato in Dio. Penso che raggiungere coscienza piena di sé e riuscire ad aprire il proprio cuore al prossimo e a Cristo, sia straordinario. Loro ci sono riusciti dopo aver toccato il fondo, ma sono convinto che non serva arrivare a tanto. Certo è palese che la conversione avviene sempre in maniera forte, a seguito di un forte shock che colpisce le nostre vite, come se una scossa risvegliasse dal torpore. Sono comunque convinto che per essere cattolici non bisogna essere per forza illuminati sulla via di Damasco.
Daniele: Sono sicuramente delle esperienze importanti perché hanno la possibilità di scalfire ambienti difficilmente penetrabili. Un elemento che mi ha colpito nelle occasioni in cui ho seguito scampoli di interviste a questi personaggi è stato il cercare sempre di focalizzare l’argomento delle domande sulle rinunce che convertendosi queste persone saranno costrette a fare e non all’idea che non si tratta di rinuncia, ma di un nuovo modo di abbracciare la Vita alla luce del Vangelo.
Marta: So che per la Koll, Brosio e Legrottaglie, come pure per Giovanni Lindo Ferretti, si è trattato di un ritorno a casa. Per la Koll e Brosio, l’incontro con Gesù è avvenuto in momenti di forte dolore, quando niente poteva aiutarli, finché non hanno ritrovato Gesù. Anche per Legrottaglie si è trattato di cercare un senso ad una vita che non pareva averne molto, pur essendo di successo. La conversione di Allam è avvenuta grazie a testimoni talmente credibili da non poter lasciare indifferenti chi stava loro intorno, fra tutti Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Tutte queste persone hanno avuto il coraggio e l’umiltà di guardarsi dentro e affidare se stessi al Padre. Un ‘sì’ che apre a cose nuove.
Angelica: Non amo molto seguire questo tipo di vicende plateali, anche se sono certa che a volte sono utili per suscitare qualche domanda nel cuore di chi non crede. Penso che nella vita di ciascuno possano arrivare momenti difficili, che mettono nella disponibilità verso un ascolto più attento e una lettura divina degli avvenimenti. Conoscendo un po’ gli ambienti dello spettacolo a motivo dei miei studi, ho potuto constatare che vigono delle regole tacite alle quali non si può sfuggire che hanno praticamente nulla di evangelico. Posso perciò comprendere che una conversione per chi lavora in questi ambienti arriva quasi prepotentemente e sconvolge la totalità della persona, manifestandosi in maniera a volte appariscente. Credo bisogna stare attenti in questi casi, poiché una tale ostentazione può far riflettere alcuni e infastidire altri.
Simone: Molto belle come testimonianza. Io personalmente conosco meglio quella di Legrottaglie: le sue parole sono davvero profonde e significative. A volte, però, mi rendo conto che il suo esplicito esporsi potrebbe non essere all'altezza di essere accolto dai più scettici.
Andrea: Mi verrebbe da dire che è un modo per farsi pubblicità, ma pensandoci - se queste conversioni sono autentiche - è soprattutto un modo per fare pubblicità a Dio, se così si può dire. Cioè, la conversione di un personaggio noto può stimolare sicuramente molti giovani a pensare “perché l'ha fatto?” Se da una parte ci possono essere delle critiche su questo modo di pubblicizzare la propria conversione da parte dei personaggi famosi, dall'altra devo dire che sono loro gli esempi, i modelli dei giovani, e sicuramente imitare un modello di questo tipo può fare solo bene ai ragazzi.Mesi fa ho conosciuto il cantante Nek ad un incontro che il Centro diocesano di Pastorale familiare ha organizzato a Firenze per i ragazzi delle scuole superiori. Nek ha parlato del suo rapporto con Dio e di come si sia rafforzato negli ultimi anni. Sicuramente per molti dei ragazzi presenti il discorso fatto da lui ha colpito molto.


C'è qualcosa che ti lascia perplesso/a di queste conversioni eccellenti?
Mariachiara: Non voglio giudicare e non mi sento in grado di poter dire se sia vero o meno; sarà la vita e i comportamenti che lo dimostreranno. In generale credo che a volte il mezzo televisivo o meglio alcuni programmi non siano adatti per dare testimonianza della propria conversione ed esperienza di fede, ma hanno proprio l'effetto opposto di far risultare l'esperienza quasi inverosimile.Giuseppe: La perplessità mi nasce, non tanto dalle conversioni, quanto dalle speculazioni che si fanno sui racconti di vita di queste persone. Non sono dell'opinione che, dato che la tv è una forte cassa di risonanza allora bisogna utilizzarla per dare la propria esperienza, io sono del parere che il rapporto umano diretto sia il migliore e da questo punto di vista credo che la Koll sia quella più attiva, se non sbaglio.
Daniele: Più che una perplessità, mi auguro che non stiano solo cercando la momentanea notorietà cavalcando un’onda.
Marta: Le speculazioni mediatiche che ci sono intorno. Si passa dall’ignorare la conversione (come nel caso di Ferretti, che da quando si è convertito è praticamente sparito dalle radio) alle accuse di strumentalizzazione, come nel caso di Allam, per cui gli oppositori videro nel battesimo ricevuto dal Papa un gesto di oltraggio all’Islam. Ecco, trovo questo piuttosto avvilente: vorrei un salto di qualità per questa Italia intrappolata in risentimenti improduttivi.
Angelica: Secondo me il rischio di queste conversioni, non perché sono eccellenti, ma proprio perché sono così radicali, è quello di passare ad un integralismo e ad una visione un po’ bigotta del cristianesimo. Si passa da un eccesso all’altro, e questo non dà testimonianza, ma suscita solo perplessità. Queste conversioni non devono apparire come distanti dall’esperienza quotidiana di ciascuno. È necessario piuttosto, proprio perché si tratta di personaggi molto noti, che siano un impulso alla conversione nella quotidianità di coloro che li osservano da lontano.
Andrea: L'unica perplessità è che alcune possano non essere del tutto autentiche, o più d'apparenza, per mostrarsi in un certo modo che potrebbe non essere totalmente veritiero. Bisognerebbe vedere caso per caso. Parlando con Nek a tu per tu, dopo l'incontro, ho visto una grande sincerità e mi hanno colpito molto le sue parole specialmente quando parlava del rapporto con la moglie e mentre descriveva l'amore di Dio.

Come definiresti la conversione?
Mariachiara: Etimologicamente la parola indica un cambiamento, una trasformazione, credo sia rivedere la scala dei propri valori mettendo al primo posto Dio.
Giuseppe: Devo dire la verità: non ho una definizione. Credo in Dio, il Dio che leggo e trovo nei Vangeli, nella Bibbia e dentro me stesso, non il Dio delle celebrazioni, non quello materiale che molti ci propinano ogni giorno. Cedo che ognuno di noi abbia dentro un seme cattolico, che di giorno in giorno cresce, sta poi a noi ignorarlo o curarlo. Una volta presa coscienza di questo, capita di abbandonarlo per comodità o per altro, quindi penso che conversione sia prendersi cura di se’ stessi in nome di Dio.
Daniele: In poche parole: un ritorno a casa.
Marta: L’incontro che cambia la vita. L’incontro con la Vita. Per alcuni riconducibile ad un momento ben preciso della propria storia, per altri una scelta confermata di giorno in giorno.Angelica: Direi che la conversione è un momento personale di incontro profondo con Cristo a seguito del quale si sceglie di improntare la propria vita sulla logica del Vangelo. Non basta solo credere che Dio esiste o che Gesù è risorto. È necessario che questa scoperta si traduca in una condotta di vita guidata da criteri evangelici e in un cammino costante che faccia crescere e maturare la fede. Inoltre in questi anni ho capito sempre più che la conversione non avviene una volta per tutte. È fondamentale vivere le conversioni quotidiane.
Simone: Una risposta alla chiamata: “vieni, seguimi e vedrai”.
Andrea: E' difficile definire la conversione. La potrei definire una comprensione, un rendersi conto dell'amore di Dio, ma sarebbe riduttivo. E’ difficile da esporre a parole un concetto così....


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Giovani e riconciliazione
Il sito http://www.giovaniericonciliazione.it/, e l’esperienza ad esso correlata, è nato con la Giornata Mondiale della Gioventù svoltasi a Roma nell’Anno Santo del 2000. Un’idea originale lo anima: istituire un nuovo ministero, il servizio di giovani che accompagnano (preparano) i propri coetanei ad accostarsi al sacramento e a vivere da riconciliati. “Desideriamo testimoniare e diffondere, soprattutto tra i giovani, la certezza che il sacramento della Riconciliazione è un'autentica esperienza di gioia e di comunione per tutta la Chiesa”, scrivono i curatori del sito.
Il libro “Giovani e riconciliazione. Una storia vera” di Luca Ferrari (EDB, 2002) racconta dell’esperienza vissuta al Circo Massimo di Roma in occasione della GMG del 2000 e, nella seconda parte, riflette sull’adesione dei giovani alla fede e al sacramento della riconciliazione.

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