mercoledì 26 luglio 2017

Cambiamenti

Cambiare significa sempre progredire?
La domanda è molto stimolante.
Probabilmente non c’è una risposta unica. Potremmo rispondere che dipende da un’infinita miriade di condizioni. Ma prima ancora dipende da una visione della storia e della vita che ciascuno possiede, frutto dell’educazione ricevuta, ma anche delle ferite che la vita ha riservato nel corso degli anni.
Se rispondiamo di ‘no’ alla domanda abbiamo una visione statica ancorata alla tradizione. Concepiamo la storia come un continuo ripetersi di eventi: i corsi e ricorsi di vichiana memoria. Questa visione della vita porta a pochi entusiasmi, ad un’amarezza che nulla può sconfiggere, ad un crudo realismo. E ancora ad un distacco (sempre benefico) da cose e persone. E’ il divino che guida gli eventi. C’è una dimensione passiva dell’essere umano che, pieno di paure, subisce. Un fato che determina tutto. Decisioni prese da altri sulle quali mi inserisco.
Se rispondiamo ‘si’ alla domanda siamo in una dimensione di fiducia nel futuro che comunque riteniamo sempre migliore del passato. Siamo aperti all’imprevedibilità degli eventi, ci sembra di essere più protagonisti del cambiamento, meno ancorati a schemi fissi che danno sicurezze, ma rischiano di essere obsoleti. Anni fa avevo visto con interesse il film Into the wild. Il protagonista affermava: “La gioia di vivere deriva dall’incontro con nuove esperienze, e quindi non esiste gioia più grande dell’avere un orizzonte in costante cambiamento, del trovarsi ogni giorno sotto un sole nuovo e diverso“.

domenica 18 dicembre 2016

Viaggio in Asia - Laos/3

C’è una zona di Vientiane che è unica. Si tratta dell’argine del Mekong. Almeno 5 km lungo questo fiume che avrebbe tante storie da raccontare. Quella dei pescatori che attendono con pazienza, quella del ponte dell’amicizia che collega il Laos e la Thailandia, quella dei bambini che giocano inventando dei campi di calcio sulla battigia. Ma anche quelle più cruenti di fughe e morti. Dall’altra parte, meno di un km, c’è la più prospera Thailandia, i fratelli vicini che se la passano meglio. Storicamente è stato sempre così.
Percorrere questi chilometri correndo è un piacere unico. L’asfalto lascia presto il posto alla terra rossa che viene di tanto in tanto annaffiata per evitare che si trasformi in polvere fastidiosa, i motorini educati, i bambini che giocano, i tuk tuk, i monaci avvolti nel loro abito arancione... Ma anche il mercatino serale, i numerosi locali dove si cena a lume di candela, il parco Anouvong costruito nel 2010 in onore del re Anouvong Chao (1767-1829) rappresentato con una statua di sei metri mentre tende la mano. Nel parco, dalle prime ore del mattino ci sono già alcuni podisti che macinano chilometri, signore che fanno tahi chi, ma è la sera tutto si popola e si incontrano anche i runner veloci, quelli forti. Fisico minuto e asciutto, abbigliamento adatto, fanno lavori di velocità su un km di asfalto del quale di fatto si ‘impossessano’. Il traffico viene deviato altrove dalle 18.30 in poi, la temperatura è attorno ai 28 gradi e loro si allenano. Non mancano i ciclisti e i camminatori e sui marciapiedi famiglie e gruppi di amici. Una bella immagine di democrazia e libertà 

mercoledì 14 dicembre 2016

Viaggio in Asia - Laos/2

Il ministero della salute occupa a Vientiane quelle che era la casa provincializia dei Missionari Oblati di Maria Immacolata. Dopo i fatti del 1975 il governo confiscò beni della chiesa cattolica adibendoli a scuole o uffici. E così la tomba di mons. Lionello Berti, vescovo oblato, si trova a Luang Prabang in un posto che non nè una chiesa nè un cimitero, ma un magazzino. La chiusura sembra leggermente allentata. Per la cerimonia di beatificazione dei martiri, domenica 11 dicembre, sono stati 'proposti' orari e norme ben precise.
Tutto è stato comunque bello e significativo. Notevoli i lavori di preparazione per questo week-end che resterà nella memoria di molti. Tre cardinali presenti, una quindicina di vescovi, praticamente tutti i sacerdoti del Laos e molti da Thailandia, Vietnam e Cambogia. Il sabato sera uno spettacolo, preparato dai giovani della parrocchia, ha presentato a tutti danze e musiche laoziane e anche una rappresentazione teatrale del martirio di p. Tien e dei martiri laoziani. La sensazione è di un certo dialogo nei confronti della chiesa cattolica.
In Laos ci sono anche martiri che non hanno pagato cruentemente, ma autentici testimoni. come ad esempio p. Natalino Sartor, Oblato morto a Vientiane il 14 dicembre 1966 esattamente 50 anni fa. Stamattina siamo andati a pregare sulla sua tomba nel cimitero cattolico di Vientiane. E' morto di malaria, denutrito. Aveva solamente 35 anni.

sabato 10 dicembre 2016

Viaggio in Asia - Laos/1

Parli del Laos ai Missionari Oblati di Maria Immacolata e inizi a riscontrare una serie di sentimenti contrastanti. La gioia del ricordi della missione tra i poveri delle zone rurali lascia lo spazio alle lacrime per i confratelli lasciati sul campo, alla rabbia per l'espulsione del 1975, al dolore per l'esilio delle persone di etnia hmong. Una nazione con la sua storia, la sua identità. Protettorato francese fino al 1949, ha attualmente una popolazione di circa 7 milioni di abitanti che vive in maggioranza in zone rurali.
Lo scorso 2 dicembre si è celebrata la  41ma Festa nazionale del Laos. Un messaggio particolare di John Kerry, segretario generale statunitense è giunto al presidente e al popolo laoziano in questa occasione sottolineando la storica visita del presidente Obama in Laos avvenuta proprio in questo 2016. Il 2 dicembre 1975 il re e la regina abdicavano lasciando campo libero alla nascita della Repubblica popolare democratica del Laos che già l'anno prima, il 1974, aveva visto un forte ruolo dei Pathet Lao. Nasce di fatto uno stato a partito unico di forte ispirazione marxista-leninista che provocherà, tra il 1975 e il 1987, l'esilio di più di 400mila persone (circa il 10% della popolazione) per lo più dell'etnia hmong.
A Vientiane, la capitale, domenica 11 dicembre si è tenuta la cerimonia di beatificazione di 17 martiri, radice della piccola presenza cattolica a queste latitudini. Presenti, tra gli altri, anche due Oblati espulsi nel 1975. In questo paese hanno passato anni bellissimi spendendo le loro giovani energie accanto alla gente delle campagne. Sono stati sicuramente tra i più emozionati.

venerdì 9 dicembre 2016

Viaggio in Asia - Thailandia/4

I mercati galleggianti sono numerosi e molto affollati a Bangkok e in Thailandia. Ne visito uno, quello di Damnoen Saduak, due ore da Bangkok, andando verso sud. Tante le barche sui canali, condotte a mano o a motore, tanti i venditori e i negozietti. Un luogo davvero suggestivo in mezzo ad una zona di paludi dove la gente vive su della case che sono vere palafitte. a dire il vero è anche fatto a misura di turisti. Che arrivano nelle prime ore mattutine e trovano le guide, i gelati, il riso dolce, le statuette di budda, i magneti, le stoffe, gli incensi...
Mi accompagnano Prot, un Oblato thai e un giovane prenovizio. In macchina la conversazione è molto utile per conoscere di più questa grande nazione e il suo popolo. Sono tanti gli immigrati che arrivato dai paesi limitrofi in Thailandia in cerca di una migliore condizione economica. Ma ci sono anche tanti nigeriani e  persone provenienti da altre nazioni. Vengono in mente le parole di papa Francesco che 8unico) parla di migrazioni come di un'opportunità guardando il lato positivo della solidarietà e dell'apertura di orizzonti. Chiedo a Prot come viene visto un prete cattolico dalla gente thai in stragrande maggioranza buddista. Mi risponde dicendo che viene equiparato in qualche maniera ad un monaco buddista, ma la gente è colpita dalla loro modernità. Tutti inoltre identificano i cattolici con l'impegno in ambito scolastico (sono numerose le scuole cattoliche e molto frequentate) e nel settore assistenziale-caritativo.

giovedì 8 dicembre 2016

Viaggio in Asia - Thailandia/3

Trascorrere una mattinata a Bangkok con p. Claudio permette di capire vari aspetti di questa città e della missione da queste parti. Claudio è qui da quasi 25 anni, parla benissimo il thai tanto che insegna teologia in questa lingua da tanti anni. Ci rechiamo al mercato a fare spesa per la casa, in banca, al seminario naziinale per consegnare un testo, al supermercato... Il traffico è sempre caotico, la polizia fa posti di blocco, in tutti i luoghi pubblici ci sono immagini del re defunto.
Claudio, dopo essere stato responsabile per sei anni della delegazione missionaria, e' ora incaricato di un seminario minore abitato da 15 ragazzi che provengono dal centro e dal nord della Thailandia, i luoghi più cattolici del paese. I ragazzi frequentano la scuola superiore del seminario diocesano che si trova a dieci minuti di cammino. Al rientro, nel pomeriggio, giocano, fanno lavori e studiano un pò. La sera la celebrazione della messa e la cena. Claudio sta loro accanto, si interessa di loro, della scuola e dei compiti e, da buon padre di famiglia, alle volte rimprovera, alle volte fa finta di non vedere... In casa preparano la cena, fanno le pulizie. la sveglia suona presto al mattino: alle cinque e mezzo sono già tutti in piedi. I missionari OMI sono in questa nazione da cinquant'anni: belgi, francesi, filippini, italiani, laoziani e thai.
La Thailandia ha avuto sempre un buon numero di sacerdoti, ben proporzionati sul numero totale di cattolici che è di circa 350mila persone (meno dell'1% della popolazione). La chiesa cattolica, anche se fortemente minoritaria, gode di buona reputazione. Anche vent'anni fa, in un'altra visita, avevo notato che la fede cattolica e' molto poco inculturata. Cioe' si esprime poco con il linguaggio della cultura locale. E fa davvero impressione vedere statue di madonne e santi, piu' romane di quelle che si fabbricano in Italia o si trovano a Roma. I cristiani sono molto generosi e sostengono economicamente le chiese parrocchiali e i sacerdoti. "Ma anche da queste parti si sente il vento della secolarizzazione", mi dice preoccupato Claudio. Io, invece, penso gia' da qualche anno che la secolarizzazione sia piuttosto una benedizione! perlomeno nella nostra Italia.

mercoledì 7 dicembre 2016

Viaggio in Asia - Thailandia/2

Arrivo a Bangkok quasi due mesi dopo il 14 ottobre, un giorno molto importante per questa nazione. In quella data moriva infatti il re Bhumibol Adulyadej dopo un lunghissimo regno. Le immagini sui circuiti internazionali avevano mostrato il corteo funebre che era stato seguito ai lati delle strade da decine di migliaia di thailandesi, tutti vestiti di nero. Molti di loro versavano lacrime abbondanti: il re era molto apprezzato dalla popolazione, segno di unità nazionale, ritenuto quasi una divinità. Aveva 88 anni alla sua morte e aveva iniziato il suo regno con il titolo di Rama IX nel 1946. Il suo successore è il principe ereditario Vajiralongkorn, 64 anni che ha preso il nome di Rama X. Il paese sta vivendo il lutto nazionale della durata di un anno. Molti vestono di nero. In città si trovano tante foto del re defunto e altari di preghiera con il registro delle firme. Anche nei supermercati e nelle banche. Le hostess sul volo di linea della Thai hanno al petto una coccarda nera in segno di lutto. Ho atteso il giorno della partenza di questo viaggio. Sono sempre stato colpito dai racconti della missione oblata in Laos. Avevo conosciuto la figura di p. Mario Borzaga. Il suo diario, le sue emozioni di giovane missionario. Ho ascoltato più volte il dolore dei missionari per l'espulsione del 1975. Ora sono qui perché l'11 dicembre p. Mario, martire nel 1960, viene proclamato beato insieme a 5 confratelli oblati, e ad altri sacerdoti e laici. Andrò a Vientiane, capitale del Laos, insieme agli Oblati e a tanta gente (sono previste tremila perone!) che come me ha atteso questo giorno.Tre giorni a Bangkok per proseguire poi verso nord.