lunedì 21 settembre 2026

Gli inizi dei Missionari OMI a Messina

Da cinquant’anni i missionari Oblati di Maria Immacolata (OMI) sono nell’arcidiocesi di Messina-Lipari-Santa Luicia del Mela. Le celebrazioni del 26 e 27 settembre 2026 ripercorrono una storia di passione e impegno missionario che ha avuto come protagonisti decine di Oblati e tanti laici della famiglia oblata.

Ripercorriamo gli inizi dallo scambio epistolare tra i vescovi ed i superiori provinciali OMI in Italia.

Reverendo padre Provinciale da qualche tempo il rev. padre Marcello della sua congregazione tiene degli incontri di giovani preso la parrocchia di S. Caterina di questa città. Mi sembra che si tratta di impegno serio da parete del padre e che potrebbe portare buoni frutti, specie nel campo vocazionale. A me pare che il lavoro sarebbe più proficuo se p. Marcello si stabilisse a Messina, secondo norme date dai suoi superiori. Il parroco di S. Caterina sarebbe lieto di metter a disposizione alcuni ambienti della canonica.

Con questa lettera dell’allora vescovo di Messina, mons. Francesco Fasola, al superiore della provincia oblata italiana, p. Remigio Salzillo, in data 16 giugno 1975, inizia la storia dei Missionari OMI a Messina.

La risposta ufficiale del superiore provinciale Salzillo impiega alcuni mesi. È del 26 novembre 1975. Ma nell’estate di quell’anno varie cose erano accadute. Padre Salzillo le sintetizza così:

Eccellenza reverendissima il 16 giugno u.s, ho ricevuto la sua lettera nella quale chiedeva in diocesi un padre Oblato di Maria Imamcolata (p. Marcello Fidelibus) che la nostra amministrazione provinciale ha inviato a suo tempo in Sicilia per una pastorale missionaria di evangelizzazione, missioni al popolo e animazione giovanile e vocazionale. […] Il 20 luglio u.s. venni nella sua diocesi per ringraziare lei ed il parroco di S. Caterina e per rendere esecutiva la suddetta proposta ed avviare il lavoro apostolico e la comunità. Il 25 agosto questa comunità si è stabilita nei suddetti ambienti dopo averli preparati allo scopo con l’aiuto benevolo e fraterno del parroco mons. Ciraolo. Successivamente è stato inviato costì un altro padre OMI, padre Stefano Messina. Con p. Marcello Fidelibus costituiscono una comunità secondo le esigenze della vita religiosa e possono insieme svolgere il lavoro di pastorale giovanile e di evangelizzazione straordinaria in diocesi. Resta inteso che il lavoro e l’attività propria dell’istituto missionario OMI, cioè quello dell’evangelizzazione specie tra i poveri e i giovani e non quello di prendere a carico questa o quella parrocchia della diocesi.

Desumiamo alcuni elementi: a) La data di apertura della comunità OMI a Messina è il 25 agosto 1975. b) l’amministrazione OMI decide per una comunità e non per l’invio di un singolo oblato, c) la lucidità del provinciale OMI e dell’amministrazione è limpida ed è confermata anche dall’atto di apertura conservato ancora oggi nell’archivio oblato a Gesso e scritto a mano da padre Salzillo: la presenza oblata è genuinamente missionaria e itinerante.

Il 24 ottobre 1977 il vescovo Ignazio Cannavò scrive al provinciale Walter Verzelletti chiedendo un viceparroco per santa Caterina viste le condizioni precarie di salute di mons. Ciraolo. Viene indicato padre Stefano Messina. Quasi tre anni dopo, il 30 luglio 1980, il vescovo Ignazio Cannavò scrive chiedendo un parroco dopo il decesso di mons. Ciraolo. Viene nominato padre Stefano Messina.

                                            La chiesa parrocchiale di S. Caterina

Negli anni ’80 si tengono numerose missioni popolari nelle parrocchie della città e della diocesi. Una lettera lunga e significativa del vescovo Cannavò, in data 30 novembre 1980, indica nella parrocchia di S. Caterina la “Chiesa della missione” ed il “Centro della missione permanente”:

Seguendo il senso dell’esperienza finora condotta dai Padri Oblati, penso ad una comunità missionaria a servizio permanente della Chiesa. Questa comunità fungerebbe da:

-  Punto di riferimento e formazione

-  Centro ispiratore e propulsore che continuamente anima e sostiene

-  Possibilità di attuazione della missione stessa, in modo da poter dire a chiunque “vieni e vedi”

-  Centro di accoglienza di una linea di evangelizzazione comune per quanto riguarda i contenuti e anche punto di confronto e di verifica della missione stessa

Il fatto poi che la chiesa di S. Caterina sia parrocchia, oltre a venire incontro alla difficoltà gravissima dovuta alla scarsità di clero, porterebbe con sé alcuni aspetti positivi proprio in ordine al progetto di un “Centro di missione permanente”. Accettando la parrocchia si otterrebbe infatti:

-  Un maggior inserimento della comunità missionaria nel presbiterio della città,

-  Una maggiore possibilità di sperimentare l’efficace azione missionaria apostolica,

-  Questa parrocchia è abbastanza piccola per cui il parroco e il viceparroco sarebbero una presenza della comunità missionaria che in loro porta avanti la missione nella parrocchia,

-  L’accettazione della parrocchia permette alla comunità una maggiore libertà, capacità di accoglienza, verifica costante sul tessuto vivo del popolo di Dio, testimonianza immediata,

-  Questa parrocchia, data la sua posizione centrale, è frequentata da molte altre persone, una chiesa di passaggio; il farla diventare per via di fatto la Chiesa della missione aiuterebbe ad estendere l’evangelizzazione a titta la città e oltre.

Carissimo padre, queste sono alcune considerazioni; quello che però mi sta a cuore, offrendo ufficialmente la parrocchia, è che la realtà della missione vada avanti e si compia il disegno di Dio su questa presenza missionaria nella mia Chiesa.

Nei primi decenni di permanenza il rapporto tra i superiori oblati ed i vescovi messinesi è proseguito all’insegna di un’autentica cordialità.

Qualche giorno fa ho ricevuto questo messaggio da un confratello OMI: “Il ricordo, le celebrazioni... a lode di Dio. La contemplazione dell'opera di Dio accresca l'unità tra quelli già in cielo e quelli sulla terra”.

 

domenica 20 settembre 2026

Il cammino dei Borghi silenti. Una piacevole scoperta

Le cosiddette aree interne in Italia sono molte. La nostra penisola è fatta di tante piccole realtà raccolte nelle vallate montane e o su splendide colline. Lontani dalle città dove la vita è più lenta e dove non manca proprio nulla. Un modo per valorizzarle, facendole conoscere e favorendo in parte anche l’economia, è certamene legato ai cammini a piedi. Ne stanno spuntando diversi in ogni parte della Penisola. Il Cammino dei borghi silenti è uno di questi. Siamo in Umbria, in provincia di Terni. Un anello di 85km con quasi 2500 metri di dislivello positivo da percorrere in quattro o cinque giorni.

Il percorso ad anello del Cammino dei borghi silenti

Si tratta di un cammino nato nel 2019 che sfrutta in gran parte la rete sentieristica dei monti Amerini, ma li organizza in una maniera intelligente. Tenaglie, Guardea, Santa Restituta, Toscolano, Melezzole, Morre, Acqualoreto, Civitella de Lago, Montecchio, Baschi, sono alcuni dei borghi attraversati in senso antiorario. Il punto più alto del percorso lo si incontra nelle seconda tappa. E’ il monte Croce di Serra a quasi 1000 metri sul livello del mare, la salita più impegnativa del Cammino dei borghi silenti, ma ce ne sono altre come quella dopo Cocciano nella prima tappa, e dopo l’Eremo della Pasquarella come anche l’ingresso a Montecchio.

Tutti i cammini italiani prendono spunto dal cammino per antonomasia quello verso Santiago de Compostela. Questo dei borghi silenti devo dire che assomiglia molto a quello spagnolo. A cominciare dagli ostelli donativi che si incontrano per il pernottamento, quelle strutture comunali o pubbliche dove si può pernottare a buon prezzo. Ma anche l’incontro con alcun personaggi come Moreno a Santa Restituta o Ettore alla fine della valle di san Lorenzo prima di Montecchio che accolgono i pellegrini e danno utili informazioni.

C’è un sito Internet ufficiale del Cammino, una guida ed una credenziale del pellegrino. Su YouTube si possono vedere tante immagini del percorso e del modo di interpretarlo. Sono senz’altro materiali utili, ma non necessari e tantomeno fondamentali per fare questo cammino. Ciò che conta davvero è mettersi in cammino con il desiderio di stupirsi per ogni incontro che la vita riserva.

domenica 26 aprile 2026

La porta delle 2 ore

Il Vangelo di questa IV domenica di Pasqua parla di porte e oggi una porta è stata attraversata. 26 aprile 2026: i primi due uomini della storia corrono la maratona sotto le 2 ore. Un risultato che sembrava impossibile fino a pochi anni fa. Ci sono risuciti oggi alla maratona di Londra Sebastian Sawe con il nuovo record del mondo (1h59'30'') e Yomif Kejelcha  secondo al traguardo in 1h59'41''.

Sawe, keniota, classe 1995, è alla quarta vittoria in maratona dopo Valencia (2025), Londra (2025) e Berlino (2025), tutte maratone portate a termine con tempi nelle 2h02'. Si era imposto all'attenzione nel 2022 quando alla mezza maratona di Siviglia , partito come lepre, si era affermato in 59'02''.

Dal canto suo, Yomif Kejelcha, etiope, classe 1997, nel 2025 aveva vinto la mezza maratona di Valencia in 58'02'' e, sempre in Spagna, la 10km di Castellon in 26'31''.

Si tratta, dunque, di due atleti già capaci di grandi prestazioni e che da oggi in poi potranno dire di essere stati i primi a varcare la porta delle due ore in maratona. 

Buon profeta il collega Eliud Kipchoge che il 12 ottobre 2019 aveva corso al Prater di Vienna una maratona non omologabile in 1h59'40''. Quel giorno Patrick Sang, allenatore di Kipchoge, disse che scendere sotto le due ore in maratona è "come andare sulla luna". Ci sono tornati di nuovo attorno alla luna gli astronauti qualche settimana fa. Sawe e Kejelcha ci sono atterrati.


giovedì 12 settembre 2024


Giorno 1 Pescara-Bologna
Alla stazione centrale di Pescara sorridiamo, controlliamo gli zaini,  parliamo dei prossimi giorni, facciamo una foto insieme. Un signore seduto accanto a noi nota la gioia del gruppo; si mette in viaggio per lavoro, direzione Verona. Nel pomeriggio siamo accolti dai tre missionari OMI di Bologna ed in serata celebriamo messa insieme ai fedeli che frequentano nei giorni feriali il santuario delle Madonna del Soccorso. Al termine della messa riceviamo la benedizione dei pellegrini. Anche qui non manca una bella foto di gruppo (in alto). Siamo in 8, le donne dormono in un bel collegio femminile in centro città. Il supermercato della Pam ci ospita per la cena.

Giorno 2 Bologna-Ferrol
Sveglia molto presto stamattina. Alle 5.10 siamo sul piazzale della stazione centrale di Bologna, direzione aeroporto Marconi. Mangiamo qualche biscotto insieme. Il volo per Santiago e' puntuale, alle 10 siamo a destinazione. Temperature decisamente più fresche rispetto all'Italia. In aereo incontriamo altri pellegrini con zaino e conchiglia di Santiago. 
Viaggiamo in autobus per raggiungere la nostra meta, Ferrol, sulla costa atlantica, da dove inizieremo il Cammino  inglese che dopo 110km ci condurra' a Santiago. Questa citta' ha dato i natali al dittatore Francisco Franco al potere in Spagna dal 1936 al 1975.

Giorno 3 da Ferrol a Narón
Il km 0 del Cammino inglese si trova al porto di Ferrol. Da li' partiamo su un percorso piacevole che si snoda lungo la costa. La tappa di oggi e' abbastanza breve, 13km circa. Ci serve per testare la condizione e rodare il gruppo. Nella parte finale una leggera pioggia ci ricorda che siamo in Galizia.
Il pomeriggio trascorre con un giro a Narón, la cittadina che ci ospita, e la preghiera prima di cena. I caffè spagnoli non riscuotono grandi consensi.

Giorno 4 da Narón a Pontedeume
Tappa di 16km per arrivare a Pontedeume, una bella cittadina sul cammino verso Santiago. Lungo il percorso incontriano pellegrini, ognuno con il suo passo e con le sue aspettative. Tra questi i nostri amici portoghesi di Madeira, Mario e Maria, che abbiamo conosciuto il primo giorno e che incrociamo di tanto in tanto. Oggi un po' più di salite rispetto a ieri. La temperatura fresca ci aiuta nella fatica. In serata partecipiamo alla messa nella chiesa di i Nuestra Señora de las Virtudes.

Giorno 5 da Pontedeume a Betanzos
La pioggia ci ha accompagnato per diverse ore. Il percorso e' risultato un po' più impegnativo dei giorni passati; in totale 20,3km. Camminando conosciamo altri pellegrini, ma forse anche un po' di più noi stessi. Ottimo il nostro alloggio, oggi abbiamo anche una cucina a disposizione! In serata siamo nella chiesa di Santo Domingo per la celebrazione eucaristica e, insieme ad altri che oggi fanno tappa a Betanzos, riceviamo la benedizione del pellegrino.

Giorno 6 da Betanzos a Ordes
Non e' una cima Coppi, ma oggi passiamo il punto più alto del Cammino inglese nella tappa più lunga: 30km. Otto ore di strada che ci hanno messo alla prova. Piedi e spalle doloranti, fastidi vari... Ci dividiamo in due alloggi per la sosta pomeridiana e notturna. Cominciamo ad intravedere la meta, mancano 37km a Santiago!

Giorno 7 da Ordes a Sigueiro
Tappa di 21km con meno salite rispetto ai giorni passati. La temperatura in questi giorni e' gradevole, piuttosto fresca, l'ideale per camminare molte ore. In tante chiese che abbiamo incontrato si e' tenuta le novena della festa mariana dell'8 settembre. Nel pomeriggio il parroco di Sigueiro apre la chiesa parrocchiale per noi per permetterci di celebrare la messa domenicale. A cena tante risate (come sempre in questi giorni).

Giorno 8 da Sigueiro a Santiago
Un po' di emozione percorrendo gli ultimi 16km del Cammino inglese. Ce l'abbiamo fatta: oggi siamo arrivati a Santiago! Dopo aver lasciato gli zaini  all'ostello andiamo subito a fare richiesta della Compostela, la certificazione del pellegrinaggio. E' scritta in latino e contiene il nostro nome e la distanza percorsa. Non manca la foto di rito a plaza Obradoiro. In serata partecipiamo alla messa del pellegrino nella cattedrale. Al termine il famoso 'botafumeiro' incensa il santo ed eleva le preghiere dei pellegrini.

Giorno 9 da Santiago a Finisterre
Questa volta in autobus per arrivare da Santiago alla fine della terra, Finisterra. Qualche ora di sole e di vento per recuperare e riassaporare il lungo viaggio a piedi che da Ferrol ci ha condotti a Santiago. Manca un pellegrino del nostro gruppo. Sostiene che andra' a Finisterra l'ultima volta che fara' il Cammino di Santiago e dice che non è questa! Siamo pronti al rientro in Italia.

*visita il sito dei sacerdoti podisti - www.pretisempredicorsa.it 

martedì 26 luglio 2022

Venezuela / 10. Grazie dei messaggi. Anche Severgnini!

Rientro in Italia dopo un mese di Venezuela con molta gratitudine. Il lavoro dei missionari è impareggiabile: il volto più bello della Chiesa. Mi piace trascrivere alcuni messaggi che ho ricevuto e il testo di una canzone che mi ha accompagnato in questa avventura. Concludo poi con una piccola sorpresa.

“Con questi racconti mi sembra di vivere in quei luoghi. Una bella missione! Con tante persone in prima linea. Realtà povere, ma ricche di speranza! È bello raccontare per trasmettere che le belle missioni si fanno a piedi come ha fatto Gesù. Gli Oblati mi hanno sempre affascinato perché vicino ai poveri. Preghiamo che il seme che hai seminato in Venezuela fruttifichi presto e dia delle belle vocazioni” (Vincenzo).

“Mi colpisce la sensibilità della tua narrazione che riesce a fare cogliere gli aspetti più veri e umani del tuo viaggio. Capisco che stai vivendo una grande esperienza missionaria. Grazie sempre per la condivisione!” (Paolo).

“Che bello. Il mondo si stringe e quasi si raduna insieme al leggere queste righe” (Leonardo).

“Grazie alla tua capacità di descrivere questi luoghi. Mi aiuti a sentirli più ‘vicini’ e familiari” (Nunziella).

“Penso sia necessario sensibilizzare i più piccoli perché loro sarà il futuro e mi auguro possa essere migliore del presente soprattutto per alcuni paesi” (Simona).

“Seminate il frutto della speranza con la mitezza del cuore e la gratitudine dell'essenziale, perché sono le radici a rendere forte un albero e rigogliosi i suoi frutti!” (Pardo).

La canzone che trascrivo l’ho ascoltata spesso nelle celebrazioni. Si intitola “Con Maria (l’Immacolata) è più facile camminare”.

“Con María es mas fácil caminar, por el camino angosto, donde Jesus siempre esta.
Ella nos guía en el camino, Ella guía nuestros pasos, 

porque a Jesus nos quiere llevar, el camino y la verdad”.

Ed ecco la sorpresa conclusiva. Beppe Severgnini, vicedirettore del Corriere della Sera, nel podcast ‘Italians’ del 17 luglio, risponde ad una mia domanda. Si può ascoltare cliccando https://www.spreaker.com/user/12742172/cdy-e634-severgnini, minuto 9’30’’ (evidentemente si può anche ascoltare tutto il podcast!).

lunedì 25 luglio 2022

Venezuela / 9. La festa del Carmine

Tre ore di ‘serenata’ alla Madonna. E’ la consuetudine che hanno nella parrocchia Nuestra Señora del Carmen a Santa Barbara de Barinas il 15 luglio, giorno della vigilia della festa della patrona: la Madonna del Carmine. In questa missione i missionari Oblati sono arrivati nel 2007 e ogni anno animano la novena molto sentita e partecipata. Ogni sera la messa si svolge in uno dei quartieri della parrocchia. La gente attende la statua della Madonna e la porta con una breve processione verso il luogo dove si reciterà il Rosario e si celebrerà la messa. Siamo in una zona di sconfinate pianure ricche di aziende agricole. Il caldo è spesso pesante spezzato di tanto in tanto da piogge rinfrescanti. Tutto è verde e rigoglioso, i mesi secchi da queste parti sono marzo e aprile. Il giorno della festa, il 16 luglio, si è aperto anche quest’anno alle ore 8 con la benedizione di auto, moto e biciclette. Segue una sfilata per le vie della cittadina con la statua della Madonna. La messa solenne è alle ore 17, seguita da una seconda processione.

L’abitazione dei missionari è modesta. Libri e materiali vari sono accatastati alla rinfusa, all’ingresso la raccolta di farina, riso, legumi e altri viveri che vengono donati dalla gente e distribuiti alle famiglie in necessità. La cucina e i frigoriferi, le stanze da letto, un retro casa con lo stenditoio, un gruppo elettrogeno per produrre corrente elettrica e tre splendide tartarughe. Da queste parti l’energia elettrica manca almeno due/tre ore ogni giorno. Mi dicono che in un’occasione sono restati 11 ore senza corrente.

La gente è molto grata della presenza dei missionari. Anche a San Cristobal, mi dicevano che sentono i missionari OMI vicini, capaci di condividere gioie e dolori del popolo di Dio a loro affidato. Tutti sono grati degli aiuti concreti soprattutto dei medicinali che arrivano regolarmente da Madrid. “No parole, no commenti, solo preghiere. Meno male che ci siete”, mi scrivono dalla Sicilia.

domenica 24 luglio 2022

Venezuela / 8. Di corsa alla scoperta del territorio

“Sei stato a Santa Barbara mezza giornata e la conosci meglio di noi!”. Monsignor Ramiro si esprime così dopo aver ascoltato il racconto della mia breve visita alla nostra missione di Santa Barbara de Barinas. Sono i pregi della corsa a piedi che permette di visitare e conoscere luoghi a 9/10kmh. Si incontra e si saluta la gente, si vedono posti, negozi, mercati all’aperto, lungomari, chiese... Da molti anni utilizzo la corsa per conoscere i posti. Quando in Italia preparo una missione popolare, nei mesi che la precedono, faccio sempre qualche corsa nel territorio. Quello che si vede, si annusa e si ascolta a piedi non lo si vede in macchina. Così anche a santa Barbara. I negozietti di frutta e verdura, i piccoli chioschi dove si beve, si gioca e anche si ricaricano i telefonini, l’ospedale cittadino (mi dicono che è fatiscente…), un’area con attrezzi ginnici vicino l’aeroporto…

Dopo le tre settimane trascorse a san Cristobal, da qualche giorno sono tornato a Santa Barbara de Barinas, altra missione affidata a noi missionari OMI. Il contesto è molto diverso dal precedente. Siamo a 200 metri sul livello del mare, tutto è pianeggiante, naturalmente fa più caldo. L’abitazione dei missionari è modesta ma c’è quanto serve. Il territorio affidato a noi è molto vasto. Oltre alla chiesa principale situata in città ci sono altre cappelle dove si celebra messa la domenica e alle volte in settimana. In questi giorni è in corso la novena della Madonna del Carmine festa molto sentita da queste parti. La Caritas parrocchiale da tempo si prende cura dei migranti, pellegrini che viaggiano verso al Colombia, offrendo acqua, cibo ed un tetto se occorre. “So che gli Oblati hanno a cuore i poveri. Non fanno proselitismo, ma abbracciano l'uomo in tutti i suoi aspetti. Grazie di queste notizie che, accanto allo sconcerto per le condizioni penose della società e soprattutto dei poveri mi mostra ancora una volta una Chiesa meravigliosa”, mi scrive un amico dalla Calabria.

Davanti alla chiesa Nuestra Señora del Carmen di Santa Barbara c’è una bella piazza quadrata, leggermente in discesa. E’ lo stadio naturale di chi vuole fare attività fisica. Spesso ci sono persone che corrono o camminano. II giro completo è di 400 metri: per i camminatori è perfetto un po’ meno per i corridori che però possono rifarsi allungando a piacimento i percorsi dal momento che Santa Barbara è composta di strade perfettamente squadrate. Anche a San Cristobal ho macinato chilometri. Ho anche dialogato con Luis Apolinar, allenatore e organizzatore della maratona del Tachira. E’ venuta fuori una bella intervista pubblicata da podisti.net (per leggerla cliccare http://podisti.net/index.php/commenti/item/8934-venezuela-luis-apolinar-e-la-maratona-del-tachira.html).