Da cinquant’anni i missionari Oblati di Maria Immacolata (OMI) sono nell’arcidiocesi di Messina-Lipari-Santa Luicia del Mela. Le celebrazioni del 26 e 27 settembre 2026 ripercorrono una storia di passione e impegno missionario che ha avuto come protagonisti decine di Oblati e tanti laici della famiglia oblata.
Ripercorriamo gli inizi dallo scambio epistolare tra i vescovi ed i
superiori provinciali OMI in Italia.
Reverendo
padre Provinciale da qualche tempo il rev. padre Marcello della sua congregazione
tiene degli incontri di giovani preso la parrocchia di S. Caterina di questa
città. Mi sembra che si tratta di impegno serio da parete del padre e che
potrebbe portare buoni frutti, specie nel campo vocazionale. A me pare che il
lavoro sarebbe più proficuo se p. Marcello si stabilisse a Messina, secondo
norme date dai suoi superiori. Il parroco di S. Caterina sarebbe lieto di
metter a disposizione alcuni ambienti della canonica.
Con questa lettera dell’allora vescovo di Messina, mons. Francesco Fasola,
al superiore della provincia oblata italiana, p. Remigio Salzillo, in data 16
giugno 1975, inizia la storia dei Missionari OMI a Messina.
La risposta ufficiale del superiore provinciale Salzillo impiega alcuni
mesi. È del 26 novembre 1975. Ma nell’estate di quell’anno varie cose erano accadute.
Padre Salzillo le sintetizza così:
Eccellenza reverendissima
il 16 giugno u.s, ho ricevuto la sua lettera nella quale chiedeva in diocesi un
padre Oblato di Maria Imamcolata (p. Marcello Fidelibus) che la nostra amministrazione
provinciale ha inviato a suo tempo in Sicilia per una pastorale missionaria di evangelizzazione,
missioni al popolo e animazione giovanile e vocazionale. […] Il 20 luglio u.s.
venni nella sua diocesi per ringraziare lei ed il parroco di S. Caterina e per
rendere esecutiva la suddetta proposta ed avviare il lavoro apostolico e la
comunità. Il 25 agosto questa comunità si è stabilita nei suddetti ambienti
dopo averli preparati allo scopo con l’aiuto benevolo e fraterno del parroco mons.
Ciraolo. Successivamente è stato inviato costì un altro padre OMI, padre
Stefano Messina. Con p. Marcello Fidelibus costituiscono una comunità secondo
le esigenze della vita religiosa e possono insieme svolgere il lavoro di
pastorale giovanile e di evangelizzazione straordinaria in diocesi. Resta
inteso che il lavoro e l’attività propria dell’istituto missionario OMI, cioè quello
dell’evangelizzazione specie tra i poveri e i giovani e non quello di prendere
a carico questa o quella parrocchia della diocesi.
Desumiamo alcuni elementi: a) La data di apertura della comunità OMI a
Messina è il 25 agosto 1975. b) l’amministrazione OMI decide per una comunità e
non per l’invio di un singolo oblato, c) la lucidità del provinciale OMI e
dell’amministrazione è limpida ed è confermata anche dall’atto di apertura
conservato ancora oggi nell’archivio oblato a Gesso e scritto a mano da padre
Salzillo: la presenza oblata è genuinamente missionaria e itinerante.
Il 24 ottobre 1977 il vescovo Ignazio Cannavò scrive al provinciale Walter
Verzelletti chiedendo un viceparroco per santa Caterina viste le condizioni
precarie di salute di mons. Ciraolo. Viene indicato padre Stefano Messina. Quasi
tre anni dopo, il 30 luglio 1980, il vescovo Ignazio Cannavò scrive chiedendo
un parroco dopo il decesso di mons. Ciraolo. Viene nominato padre Stefano
Messina.
Negli anni ’80 si tengono numerose missioni popolari nelle parrocchie della
città e della diocesi. Una lettera lunga e significativa del vescovo Cannavò,
in data 30 novembre 1980, indica nella parrocchia di S. Caterina la “Chiesa
della missione” ed il “Centro della missione permanente”:
Seguendo il
senso dell’esperienza finora condotta dai Padri Oblati, penso ad una comunità
missionaria a servizio permanente della Chiesa. Questa comunità fungerebbe da:
-
Punto di riferimento e formazione
-
Centro ispiratore e propulsore
che continuamente anima e sostiene
-
Possibilità di attuazione della
missione stessa, in modo da poter dire a chiunque “vieni e vedi”
-
Centro di accoglienza di una
linea di evangelizzazione comune per quanto riguarda i contenuti e anche punto
di confronto e di verifica della missione stessa
Il fatto poi
che la chiesa di S. Caterina sia parrocchia, oltre a venire incontro alla
difficoltà gravissima dovuta alla scarsità di clero, porterebbe con sé alcuni
aspetti positivi proprio in ordine al progetto di un “Centro di missione
permanente”. Accettando la parrocchia si otterrebbe infatti:
-
Un maggior inserimento della
comunità missionaria nel presbiterio della città,
-
Una maggiore possibilità di
sperimentare l’efficace azione missionaria apostolica,
-
Questa parrocchia è abbastanza
piccola per cui il parroco e il viceparroco sarebbero una presenza della
comunità missionaria che in loro porta avanti la missione nella parrocchia,
-
L’accettazione della parrocchia
permette alla comunità una maggiore libertà, capacità di accoglienza, verifica
costante sul tessuto vivo del popolo di Dio, testimonianza immediata,
-
Questa parrocchia, data la sua
posizione centrale, è frequentata da molte altre persone, una chiesa di
passaggio; il farla diventare per via di fatto la Chiesa della missione
aiuterebbe ad estendere l’evangelizzazione a titta la città e oltre.
Carissimo padre, queste sono alcune considerazioni; quello che però mi sta a cuore, offrendo ufficialmente la parrocchia, è che la realtà della missione vada avanti e si compia il disegno di Dio su questa presenza missionaria nella mia Chiesa.
Nei primi decenni di permanenza il rapporto tra i superiori oblati ed i vescovi
messinesi è proseguito all’insegna di un’autentica cordialità.
Qualche giorno fa ho ricevuto questo messaggio da un confratello OMI: “Il
ricordo, le celebrazioni... a lode di Dio. La contemplazione dell'opera di Dio
accresca l'unità tra quelli già in cielo e quelli sulla terra”.




